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All´alba dei 31 anni Pippo Pozzato è coccolato e vezzeggiato più di quando mise il naso nel professionismo da baby prodigio, ben undici anni fa. Nell´aria c´è qualcosa che sa di rinascita, una brezza carica di novità che può solo fargli bene, vista la carestia di risultati e le scoppole di varia natura delle ultime stagioni. Nuove persone e nuovi obiettivi, ma soprattutto nuovi stimoli. Pozzato è la rockstar del ciclismo, il talento imprevedibile che bene o male fa sempre parlare di sé. Non piace ai metodici, incanta gli estrosi. C´è chi ha fede cieca nelle sue doti superiori di ciclista, chi lo giudica un ragazzino viziato nato con la camicia. Una cosa non si discute: Pozzato è un personaggio e lo rimarrà sempre. Il suo nuovo team manager, Luca Scinto, ancora si pizzica le mani per convincersi che sì, Pippo correrà con la sua squadra, la Farnese Selle Italia, e non con una delle corazzate che solcano i mari dorati del World Tour. Il sandricense ha già frequentato la serie A della bici, ne ha assaggiato i privilegi e i lati oscuri. Ha scelto un team professional perché voleva un clima familiare e non da caserma, una decisione che dice molto su questa fase della sua carriera e della sua vita. Il ciclismo è una grande tribù e allora Scinto, che fu anche suo compagno alla Mapei, lo ha portato dal grande sciamano dell´Italbici, colui che ne sa più di tutti e parla come un oracolo: Alfredo Martini. Se non gli mette la testa a posto lui, ha pensato Scinto, non ci può riuscire nessuno. Perché di testa si tratta. O meglio, di convinzione e razionalità. Il guru del ciclismo italiano lo ha messo di fronte a tutte le sue responsabilità. In quella lunga chiacchierata Martini è stato tecnico e uomo, ha usato un tono rigoroso e paterno. Ha attutito ogni richiamo all´ordine con parole di stima e di incoraggiamento. Un buffetto e una carezza. Con Pozzato si fa così, e nessuno meglio di lui poteva capirlo. «Se avessi incontrato un direttore sportivo come Alfredo sicuramente avrei perso meno tempo inutilmente - ha commentato Pozzato -, anche la più banale delle cose che ha detto contiene un grande insegnamento. Certamente ha toccato più di un tasto dolente, ma è quello che mi aspettavo da lui. La morale di ciò che mi ha detto Martini è che non posso più sbagliare. Ero già arrivato a questa conclusione, ed è per questo che ho scelto una squadra minore piuttosto che la Saxo Bank o la Lampre. Lì avrei guadagnato di più ma probabilmente non sarei stato seguito come con Scinto». Filippo Pozzato vive da sempre in una doppia dimensione: quella del festaiolo impenitente e amante del lusso e quella dell´atleta volenteroso che si sottopone ad allenamenti estremamente faticosi. Anche troppo faticosi, secondo Martini. Il grande vecchio gli ha dato qualche dritta anche su questo: mai scannarsi in allenamento, sbagliatissimo affrontare le salite come se si fosse in gara. Il nuovo Pozzato riparte da qui, da una preziosa lezione di ciclismo e da un ambiente meno imbacchettato di quelli che ha frequentato finora, vedi la gelida Katusha. La vittoria in solitudine al Gb Beghelli è arrivata a fagiolo. L´unica remora che aveva prima di stringere la mano a Luca Scinto sono le riserve sulla partecipazione della squadra alle grandi classiche del Nord. A quanto pare, con il suo nome nell´organico, la Farnese Selle Italia non dovrebbe correre il rischio dell´esclusione, Parigi-Roubaix compresa. È una delle corse con cui Pozzato ha un conto in sospeso, una delle tante ribalte che aspettano l´assolo della rockstar.
DA IL GIORNALE DI VICENZA EROS MACCIONI

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