La responsabilità degli amministratori di associazioni e società ciclistiche

Fisco
10 aprile 2017
di Enrico Savio

L’attività ciclistica dilettantistica può essere praticata sia nell’ambito di enti associativi sia in forma societaria. Scontata la necessità di ottenere il “riconoscimento sportivo” tramite l’iscrizione nel Registro delle associazioni e società sportive dilettantistiche tenuto Coni, la scelta tra associazione o società (SRL/SPA/cooperativa) rappresenta un elemento fondamentale nel processo decisione dei fondatori, soprattutto se tenuto conto del diverso regime di responsabilità patrimoniale in capo agli amministratori.

Infatti, ad eccezione delle società di capitali dove, per le obbligazioni sociali, risponde la società con il proprio patrimonio (salvo fattispecie colpose o dolose degli amministratori), per gli enti associativi vige un diverso regime di responsabilità patrimoniale subordinato al “riconoscimento civilistico”.

Le associazioni sportive dilettantistiche assumono diritti e doveri mediante le persone che le rappresentano e che agiscono per loro nome e conto (non necessariamente membri del Consiglio Direttivo, possono essere anche dei delegati dallo stesso per lo svolgimento di specifici incarichi e funzioni).

L’ottenimento della “persona giuridica” (mediante la costituzione di un vincolo patrimoniale di € 15.000 e l’iscrizione nell’apposito Registro tenuto dalle Prefetture ovvero dalle regioni/province autonome) garantisce all’associazione un’autonomia patrimoniale perfetta, limitando il raggio d’azione dei creditori sociali che potranno rivalersi esclusivamente sul patrimonio dell’associazione.

Nell’ambito delle associazioni riconosciute, quindi, si viene a creare una netta separazione tra il patrimonio del sodalizio e quello dei soggetti agenti.

Diversamente da quanto sopra, nel caso di enti non riconosciuti, come evidenziato dall’art. 38 c.c., i terzi potranno far valere le proprie pretese non solo sul patrimonio dell’associazione ma anche su quello personale di tutti coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione (es. firmando l’atto di acquisto di un furgone, acquistando delle biciclette, ecc.).

I creditori possono far valere le loro ragioni di­rettamente sul beni personali di chi ha agito in nome e per conto dell’ente, senza aver pre­ventivamente escusso il patrimonio sociale (es. il venditore potrà richiedere il pagamento della fattura per l’acquisto dell’abbigliamento sportivo direttamente al presidente dell’associazione con il quale ha sottoscritto l’accordo).

La responsabilità personale e solidale di cui all’art. 38 c.c., a carico di chi ha agito in rappresentanza di un’associazione non riconosciuta, permane anche successivamente alla cessazione del relativo incarico direttivo/mandato. Ne consegue che il legale rappresentante di un’associazione, che non sia iscritta nei registri delle persone giuridiche, sarà passibile dell’azione dei creditori sociali dell’ente anche dopo la cessazione della propria carica, seppur limitatamente alle obbligazioni assunte in nome e per conto del sodalizio sportivo nel periodo in cui lo stesso rivestiva la funzione di presidente o altro delegato.

Concludendo, è importante comprendere che:

  1. Difficilmente potrà configurarsi la responsabilità patrimoniale di chi agisce in veste mero esecutore di uno specifico incarico deciso (e deliberato nell’esclusivo interesse dell’ente) da parte dall’Assemblea degli associati, dell’organo amministrativo o da altro organo sociale abilitato;
  2. Dovrà escludersi la responsabilità dell’associazione qualora il soggetto agente abbia operato (e assunto obbligazioni) esclusivamente nel proprio interesse personale e/o in assenza/eccesso di delega.

 

Il presupposto di tale responsabilità si basa, quindi, non tanto sulla carica rivestita al momento dei fatti ma sull’attività negoziale concretamente svolta e segue il soggetto agente anche dopo la cessazione dal suo incarico/carica sociale.