Direttori sportivi e non, la formalizzazione dei rapporti di collaborazione

Fisco
7 gennaio 2017

Nell’ambito delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alla Federazione Ciclistica Italiana gravita una sostanziosa moltitudine di persone che, a vario titolo, collabora e contribuisce al corretto svolgimento delle attività sociali.

Tale rapporto potrà avere ad oggetto le prestazioni più diverse, spaziando dalla semplice manovalanza nell’ambito delle attività di organizzazione di una manifestazione ciclistica, alla scorta dei ragazzi durante gli allenamenti fino alla figura dei Direttori sportivi.
Premesso che gli enti sportivi dilettantistici sono “enti del volontariato”, caratterizzati dalla gratuità delle prestazioni dei propri aderenti, gli stessi dovranno applicare qualora si configuri un rapporto di lavoro retribuito ovvero un rapporto professionale le regole proprie delle imprese commerciali (assunzione, cedolino paga, libro unico del lavoro, corsi salute e sicurezza, ecc.).

Tuttavia, ai rapporti di lavoro retribuiti (subordinati ovvero professionali) si affiancano le c.d. “prestazioni volontarie indennizzate” fornite da quei soggetti che, pur prestando la propria opera gratuitamente, ricevono dell’associazione o società sportiva dilettantistica un rimborso spese forfettario per l’impegno profuso. Sul punto si ricorda come non sia possibile ricondurre alla categoria dei “redditi diversi” in questione le somme corrisposte, ad esempio, ai dirigenti in quanto tali, senza che l’erogazione sia giustificata da trasferte ovvero da altre attività svolte nell’esercizio diretto delle attività sportive dilettantistiche (configurandosi in tal caso un vero e proprio compenso da assoggettare a tassazione al pari di un amministratore di società commerciale).
Infatti, le associazioni e società sportive dilettantistiche possono riconoscere, a vario titolo, degli “indennizzi” ai sensi degli artt. 67, comma 1, lett. m) e 69, comma 2, Tuir, a coloro che militano nell’ente ovvero prendono parte a gare, competizioni e altre manifestazioni sportive alle quali il proprio sodalizio ha deciso di partecipare nonché svolgono delle attività funzionali alle prestazioni sportive svolte (formazione, didattica, preparazione e assistenza all’attività sportiva dilettantistica).
Ciò premesso, sarà possibile corrispondere a tali volontari delle somme a titolo di “compenso sportivo”, “indennità di trasferta”, “rimborsi forfettari di spesa” e “premi per meriti sportivi” da considerarsi fiscalmente neutrali entro la cifra annua complessivamente ricevuta dallo stesso (anche da altre associazioni e società sportive) di 7.500 euro.
Per Somme corrisposte oltre tale soglia, ma entro 28.158,28 euro, l’ente erogante dovrà trattenere una ritenuta fiscale del 23% a titolo d’imposta maggiorata delle addizionali Regionali e comunali.
Per le somme oltre 28.158,28 euro la ritenuta fiscale del 23%, maggiorata delle addizionali Regionali e comunali, assume la natura d’acconto.
L’associazione o la società sportiva dilettantistica erogante dovrà provvedere alla consegna al percipiente (oltre che alla presentazione telematica) della Certificazione Unica, indicante le somme corrisposte (anche pochi euro) a ciascun sportivo dilettante. Sarà dovuta anche la presentazione del modello 770 semplificato in caso di applicazione delle ritenute fiscali.
Infine, pur non essendo imposti dalla legge pare opportuno formalizzare il rapporto con il percipiente (associato, direttore sportivo, atleta tesserato, dirigente accompagnatore, ecc.) attraverso la sottoscrizione di un scrittura privata ovvero una semplice lettera d’incarico contenente le condizioni economiche (e non solo) della fattispecie oppure transitare per la verbalizzazione dell’organo amministrativo ovvero dell’assemblea.

di Enrico Savio